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Itinerario etnoantropologico intercomunale

Ecomuseo dell'Altipiano ibleo

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 UNITA' MUSEALI:

 
 

EVENTI:

 

CENTRO DI DOCUMENTAZIONE
DELLA VITA POPOLARE IBLEA

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Unità n. 9

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La documentazione più importante del Centro di Documentazione della Vita Popolare Iblea è costituita dalla sezione visiva, che comprende circa 200 ore di filmato, 17.000 tra diapositive, foto d’epoca, negativi in b/n e colore, frutto della ricerca sul campo di Rosario Acquaviva, e diversi documentari concernenti il lavoro, le tradizioni, le feste, la vita popolare; un ulteriore e sostanziale apporto al linguaggio di comunicazione proprio del museo, “che non è quello della vita, ma è la lingua di chi parla della vita e la rappresenta. (…) La funzione generale cui i musei della vita popolare non possono o non debbono rinunciare, almeno come aspirazione, impone che essi dilatino la loro attività dalla collezione di oggetti alla collezione di immagini di ciò che oggetto non è, ed è invece la relazione in cui gli oggetti si collocano…” (Cirese, cit.).


Centro di documentazione
 Chiesa di S. Giacomo (sec. XIX) - Ingresso


Centro di documentazione - Sala proiezione,
incontri e mostre


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I documentari attualmente disponibili:

 

TRASFORMAZIONE DEI PRODOTTI

Il ciclo del grano. Lavoro e ritualità
Dalla semina con l'aratro di legno, alla trebbiatura con gli animali, il filmato offre le fasi in cui si articolano i lavori tradizionali legati al ciclo del grano. Uomini, lavoro, canti e ritualità di arcaiche culture cerealicole, narrano una vicenda a cui, per secoli, è stata legata la trepidante attesa delle comunità.

Segno di abbondanza e di fertilità
Le spighe giunte a maturazione costituiscono, nel vissuto contadino, la certezza del pane, riscatto dell'uomo dalla fame e metafora della vita e della sopravvivenza; simbolo della continuità dell'esistenza e segno propiziatorio d'abbondanza e di fertilità: una valenza assunta dopo che mani sapienti le hanno sapientemente intrecciate e poi fatte benedire. Poste vicino al letto, assumono così una nuova identità che trascende la natura vegetale.

Il mulino ad acqua in Sicilia. Tecnica e lavoro
Il filmato, dopo una breve introduzione storica relativa all'evoluzione della macina del grano (molitura tramite strofinamento tra due pietre, macina girevole di epoca greca, macina romana e utilizzazione dell'energia idraulica), offre le immagini degli elementi strutturali del mulino ad acqua (canale di caduta, ruota idraulica e macina) nella loro funzionalità. Anziani e mugnai attestano la maestria occorrente per il lavoro di molitura e le fasi di cui questo si compone. La produzione del pane, secondo i modi tradizionali, conclude la documentazione relativa al ciclo del grano.

L'albero della memoria
La potatura, la raccolta delle olive e la lavorazione nei vecchi frantoi con il mulo che traina la macina e il torchio azionato dalla forza delle braccia: le immagini descrivono il ciclo di lavoro per estrarre il prezioso alimento apprezzato fin dall'antichità.

Lavoro e tecnica nei palmenti. Dall'antichità ai nostri giorni
La vendemmia, il trasporto dell'uva a dorso d'animale, la torchiatura: una panoramica storica, dal mondo greco ai nostri giorni, delle strutture, degli strumenti e delle tecniche della produzione vinicola.

 

FESTE

San Paolo a Palazzolo Acreide, ritualità tra passato e presente
Folklore, religiosità popolare e magia: i ciarauli (uomini che per esser nati la notte di San Paolo sono ritenuti in possesso di doti magiche come predire il futuro, combattere il lupo mannaro, comandare alle serpi), interviste, pratiche guaritorie. Festa del tempo della messe.

San Sebastiano a Melilli. Siemu vinuti ri tantu luntanu
Simulacro miracoloso, oggetto di culto di un'enorme folla di fedeli che, nella notte tra il 3 e il 4 maggio, da diversi paesi del territorio ibleo e siracusano, si mette in cammino, a piedi scalzi, alla volta di Melilli. Festa di forte tensione emotiva, consente un'importante lettura del manifestarsi del sentimento religioso popolare.

I segni del Natale nella tradizione popolare iblea
Il filmato documenta la realizzazione di pastori (figurine per il presepe) in terracotta, secondo la tradizione dei pasturara calatini (le riprese sono state effettuate nella bottega del maestro Mario Iudici di Caltagirone), nonché la tradizione costruttiva di pastori scolpiti nel legno, un'arte non consueta detenuta da Luigi Caligiore. Inoltre documenta la confezione dei pani e dei dolci della festa (nfasciatedda, pupidda, cavadduzzu) e l'esecuzione delle novene nelle strade dei paesi, davanti le case, da parte di gruppi di musicanti e cantori.

La Pasqua nella tradizione
Il filmato  documenta i riti della Settimana Santa: le processioni, i simboli della festa, la produzione dolciaria dei pani pasquali con la costante presenza dell'uovo.

MESTIERI

Appuntapiatti (conciabrocche)
Un mestiere che appartiene ormai alla memoria, sconosciuto alle nuove generazioni, evidenzia, nella elementarità degli attrezzi e della tecnica, la condizione socio-economica dei ceti popolari, per i quali un piatto, anche se rotto, costituiva un bene da riparare e riutilizzare. La tecnica è dimostrata da Salvatore Morsello, recentemente scomparso, poeta popolare, che nella giovinezza aveva svolto questo mestiere, da ambulante.

Stagnataru (stagnaio)
Lo stagnaio Cutugno è rimasto l'ultimo a mantenere in vita, fino a qualche anno fa, questo mestiere, peregrinando per i paesi iblei. La sua presenza veniva annunciata dalla vibrante voce, capace di entrare nelle case e farsi sentire nei piccoli quartieri dove riparava, seduta stante, con gli attrezzi della sua bottega ambulante, pentole annerite, padelle e caldaie forate o non più utilizzabili.

Firraru (fabbro ferraio)
Una grotta, antica abitazione rupestre, dalle pareti annerite dal fumo della forgia, è il luogo in cui, fino a qualche anno fa, il fabbro Paolo Magro, di Buscemi, ha svolto il ritmato lavoro di piegare il ferro. Nei suoi gesti, scanditi dal battere del martello sull'incudine, emerge un'antica e lunga esperienza, maturata in più di mezzo secolo di attività.

Lantirnaru (lattoniere, stagnino)
Le riprese sono state effettuate in due botteghe di Modica. Due artigiani che hanno avuto la forza di non farsi sopraffare da un mercato in cui domina incontrastata la produzione industriale, modellano ancora, con tecniche e attrezzi tradizionali, la latta per la realizzazione di numerosi oggetti e contenitori di uso domestico: quartari (recipienti per l'acqua), cannili a pitroliu (lucerne a petrolio, stagnati (piccoli recipienti per l'olio), rattaluri (grattugie) e diversi altri utensili esposti, come un tempo, sulla soglia della bottega o sospesi al muro.

Ciavittieri (fabbro che costruisce le chiavi)
L'ottantenne fabbro Michele Iacono è uno degli ultimi ciavittieri di Modica. Nella sua piccola bottega, ricavata nella roccia, viene ripresa la fabbricazione di una chiave tradizionale, plasmata e modellata con maestria sotto il martellare ritmico e pausato, spesso annullato dall'assordante andirivieni dia utomobili e motociclette che sfrecciano davanti la bottega: graffiante realtà che mette a confronto il tempo del passato e il tempo, frenetico, del presente.

Quarararu (calderaio)
La bottega del signor Romanello è l'unica, delle circa cinquanta botteghe di calderai presenti a Vizzini fino a qualche decennio fa, dove ancora si consumano, anche se in rare occasioni, i gesti di questo antico lavoro realizzato con l'ausilio del martello e del fuoco. Il foglio di rame nelle mani dell'artigiano prende man mano la forma voluta; esso è battuto e ribattuto su un asse di ferro, u palu, con la testa di forma diversa secondo il lavoro da svolgere.

Il materiale fotografico e audiovisivo è stato realizzato da Rosario Acquaviva, direttore del Museo e antropologo specializzato nello studio e nella ricerca della Cultura popolare dell'area iblea.

Casa del massaro

Palmento

Bottega del fabbro

Casa del bracciante

Bottega del calderaio

Bottega del falegname

Frantoio

Bottega del calzolaio

Conciabrocche

Ciclo del grano

Laboratorio  ciclo del grano

Laboratorio  tessitura popolare
Lavorare e modellare la pietra  

Arte, Sartoria e abbigliamento popolare

Mulino ad acqua "Santa Lucia" ,Palazzolo Acreide